Psicologia della solitudine

Il testo "Psicologia della solitudine" di Antonio Lo Iacono si configura come un saggio sottile ed elegante. Un percorso critico, consapevolmente aperto agli interrogativi posti da un tema, la solitudine, in costante definizione.
L'autore sembra rispondere con provocazione all'interrogativo sul senso della solitudine, affermando che "negare la solitudine è negare se stessi" ed essendo sconosciuti a se stessi non si può amare veramente qualcuno. La fobia della solitudine "ci fa accontentare di pseudo-amori, pseudo-conoscenze, pseudo-esperienze; tutto per non abbandonarsi, non dimenticare di controllare tutto, anche la nostra capacità di non farlo; siamo dipendenti dal controllo degli altri e dal controllo sugli altri".
Analizzando le risposte che la religione, la filosofia, la scienza, la poesia e la pittura ci offrono, Lo Iacono ci guida, laddove il silenzio è compagno discreto della solitudine.
Il silenzio fa pensare, lascia soli con se stessi i pensatori, aiuta a conoscersi". La solitudine riflessa nei suoi mille specchi: la dipendenza logorante che stordisce i sensi per non sentirsi soli, la faticosa solitudine dell'adolescenza,l'arcana e "diabolica" solitudine della follia, la solitudine come isolamento forzato, la benefica e ristoratrice solitudine della creatività, la terrificante solitudine della vecchiaia, della morte. Le sensibili e profonde parole di Lo Iacono ci invitano, "in silenzio" , a vivere la nostra solitudine perché, dopo tutto e dopo tutti, noi sappiamo che "Nessuno è più forte di colui che è solo" ( F. Schiller).